algoritmo (ant. algorismo) s. m. [dal lat. mediev. algorithmus o algorismus, dal nome d’origine, alKhuwārizmī, del matematico arabo Muhammad ibn Mūsa del 9° sec. (così chiamato perché nativo di Khwarizm, regione dell’Asia Centrale)]. – 1. Termine che indicò nel medioevo i procedimenti di calcolo numerico fondati sopra l’uso delle cifre arabiche. Nell’uso odierno, anche con riferimento all’uso dei calcolatori, qualunque schema o procedimento matematico di calcolo esplicito e descrivibile con un numero finito di regole che conduce al risultato dopo un numero finito di operazioni, cioè di applicazioni delle regole2. In informatica, insieme di istruzioni che deve essere applicato per eseguire un’elaborazione o risolvere un problema3. In logica matematica, qualsiasi procedimento «effettivo» di computo di una funzione o di decisione di un insieme (o predicato), cioè qualsiasi procedimento che consenta, con un numero finito di passi eseguiti secondo un insieme finito di regole esplicite, di ottenere il valore della funzione per un dato argomento, o di decidere se un dato individuo appartiene all’insieme (o soddisfa il predicato).

 

 

Parola entrata presto nel mio lessico e che ho subito amato. Porta in se qualcosa del genio arabo, qualcosa di musicale e un chiaro richiamo all’eccelsa materia dell’algebra. Come analista informatica, per un certo tempo, ho scritto algoritmi ed ho insegnato metodologie e metodi per crearli. Un lavoro appassionante che mi ha indotto a riflessioni distanti dal puro calcolo e più vicine alla filosofia e alla spiritualità.

 

” … ‘Voi’ non siete macchine…tuttavia (…) il cervello fisico e il sistema nervoso formano un servo-meccanismo che ‘voi’ usate, e che funziona in modo simile a una calcolatrice elettronica e a un sistema meccanico tendente a un determinato scopo” (M. Maltz, Psicocibernetica.  Astrolabio, Roma, 1965)

 

Fra le riflessioni più elementari, diciamo il bit delle riflessioni, quella che ha influenzato tanto cinema e letteratura e che ha dato vita a robot, replicanti, androidi, cyber e così via, c’è la relazione persona-macchina sia come modalità di comunicazione sia come analogie, contaminazioni e commistioni. Se provassimo a pensarci come ad un calcolatore elettronico il nostro corpo sarebbe l’hardware e la nostra “coscienza” il software. Adesso, sull’hardware non approfondirei troppo, data la tendenza periodica della tecnica e del mercato a far si che le macchine siano tutte uguali e così, di default, attribuisco all’hardware-corpo un universo finito di possibilità.  Mentre per il software non ci sono limiti, esistono infinite possibilità di essere. In ogni caso, alla base di un corretto funzionamento, così come per le macchine, ci deve essere il Nucleo del Sistema Operativo sopra il quale si va a costruire tutto il sistema-macchina-vita, quel Kernel di Sistema che dovrebbe essere uguale per tutti  e che si potrebbe chiamare “essere uman*”.  ….

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Se allora immaginassimo lo scorrere della nostra vita come un software, un programma che va in esecuzione dalla nascita alla morte, ci sarebbe da chiedersi: dove sono scritte queste istruzioni (nel DNA? In quale memoria?)? CHI le scrive/le ha scritte? CHI le esegue e qual è l’OUTPUT che viene generato? Qual è il MIO ALGORITMO? ….

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ATLANTE 22X33
Nelle mie geografie
infiniti gli ecosistemi
finiti i numeri

 

 

SCHEDA MADRE
Nat* per partenogenesi
DOVE è scritto il tuo algoritmo?
CHI lo svolge?

 

IO SONO ALBERO
Io sono albero
e tu?

 

SPECCHIO PATAGONICO
Specchio Patagonico
Vertigo

 

OMAGGIO SURREALE
Salendo montagne
partendo dal mare
sole e luna
occhi di mamma

 

 

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