Lo Zen e l’arte di pedalare in Patagonia senza allenamento

Dopo un paio di notti trascorse con incubi pesanti come l’imballo della bicicletta, finisco di preparare i bagagli e li peso in modo maniacale, pezzo per pezzo, proporzionalmente alla paranoia di trasportare pesi inutili! Il tutto risulta abbastanza leggero. Già essere a questo punto è un successo. Ringrazio le persone che mi supportano e rendono possibile questo viaggio e gli amici che hanno avuto il coraggio di prestarmi delle cose senza avere la certezza di riaverle indietro: Francesco i freni, Gianfranco la tenda, la borsa-manubrio, Gianpaolo le borse posteriori, inoltre ringrazio Vanni per i precisi suggerimenti tecnici, Stefano per aver condiviso la sua esperienza in Patagonia, Magda per il nome della mia bici che è una Olmo che io volevo chiamare Olma, in quanto femmina, e lei mi ha suggerito Alma, e va bene così.
Parto e per ciò che non è stato calcolato mi affido alla più profonda filosofia della pragmaticità applicata così come dettata dal più grande maestro Zen della Storia: San Tarran Za.
A tale proposito e per riassumere stilerò una lista, le liste numerate sono un trend, un bel decalogo, ma dato che tirar fuori 10 voci è troppo impegnativo mi limiterò ad un Eptalogo dei Viaggi Zen, così come segue:
1) fissati una meta ma non fissarti sulla meta
2) se parti sola cerca di essere la tua migliore compagnia
3) porta con te solo ciò che ti serve
4) il mondo è più piccolo di ciò che sembra
5) il mondo è più grande di ciò che sembra
6) il mondo è della sua misura
7) sentiti libera di cambiare idea ma anche no

Adventure Calling

All’inizio l’idea della strada da fare coincideva con la RN40. Oltre 5000 chilometri di longitudine argentina asfaltati da miti, misteri e leggende e quindi da un sacco di romantiche bugie che attraggono sognatori e avventurieri da ogni dove. Strada che si dice arrivi fino alla fine del mondo e che la letteratura e la storia ci suggeriscono frequentata da banditi, fuggitivi e pazzi di tutti i tipi. Non potevo ignorare un luogo simile, quindi mi sono convinta di poterla percorrere per intero in sella alla mia bicicletta. In seguito ai miei primi allenamenti per raggiungere un tale ambizioso obiettivo ho capito ancora una volta il significato del verbo sardo “segherarsi” che, dopo attenta analisi, sta per “rendersi conto che” magari 5000 km sono troppi, magari non ho il tempo sufficiente sia per prepararmi che per farlo, magari non ho risorse sufficienti, ecc. ecc.. Bene, allora ho pensato di farne almeno la metà, 2500 km, più o meno da Bariloche a Ushuaia. Decido di ripassare l’aritmetica con mio nipotino, problema: zia Teresa è convinta di fare 2500 km in bicicletta in 13 giorni che è il tempo a sua disposizione per la pedalata. Quanti km al giorno dovrà percorrere? Mio nipotino, che è un genio, mi dice che fanno circa 192 km al giorno. Sono perplessa, e, ma pensa un po’!, anche questi mi sembrano un po’ troppi! Ritorno all’auto-analisi e determino che calcolati i livelli di pigrizia, lo stato attuale della mia muscolatura, il numero di ore di divano, il basso grado di temperanza, il risultato è che, ipotizzando anche una buona dose di fortuna,  posso pedalare per non più di 60 km al giorno. Perciò, tutto sommato, riguardando le mappe abbandono la RN40 e mi oriento sulla Terra del Fuoco, più o meno 800 km, dall’area del Paine in Cile fino a Ushuaia in Argentina. Alla fine è questa l’idea.